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Expo, vicino il milione di turisti cinesi

Nei primi tre mesi dell’anno l’ambasciata italiana a Pechino ha rilasciato il 40% di visti turistici in più. Considerando i flussi dai Paesi dell’area Schengen, il traguardo diventa raggiungibile

Il traguardo del milione di turisti cinesi a Expo non è poi così lontano, almeno secondo l’Istituto Europa Asiache ha confrontato i propri dati e informazioni con quelli di altre fonti. Nei primi tre mesi di quest’anno l’ambasciata italiana a Pechino ha concesso il 40% di visti turistici in più rispetto allo stesso trimestre 2014: un contributo importante arriva dagli altri Paesi dell’area Schengen che stanno rilasciando visti a ulteriori possibili visitatori cinesi.

Dopo aver superato gli Stati Uniti come fonte di turismo internazionale, la Cina è destinata a diventare nel 2020 il più grande mercato di origine a lungo raggio, di pari passo con la crescita del reddito medio. Il Pil pro capite è aumentato del 148% negli ultimi dieci anni: tra il 2003 e il 2013 ad un tasso medio annuo del 5,5% nelle economie Bric e i redditi medi dovrebbero continuare ad aumentare parallelamente allo sviluppo economico. Oxford Economics prevede che entro il 2023 ci saranno così altri 61 milioni di famiglie che potranno permettersi viaggi internazionali, rafforzando il ruolo della Cina come principale mercato di origine del turismo internazionale. Inoltre, Unwto ed Etc sottolineano come i cinesi spendono in viaggi circa il 53% del loro reddito disponibile. In Cina i viaggi d’affari rappresentano ormai meno della metà della domanda e potrebbero scendere ulteriormente, mentre i redditi delle famiglie e la domanda di viaggi di piacere continuano a crescere. I viaggi leisure rappresenteranno il 62% del totale dei viaggi in uscita del mercato cinese entro il 2023.

Italia da stopover
I turisti cinesi in Italia tendono a visitare più di cinque città, prediligendo le mete dell’arte, dello shopping e dell’enogastronomia. Milano, Firenze e Venezia attirano ciascuna dal 15 al 17% del turismo cinese nel suo complesso, seguite da Roma al quinto posto. Sono frequentate anche mete turistiche meno scontate, quali Napoli, Lago di Como, Forte dei Marmi, Cinque Terra e Capri. La durata del soggiorno dei cinesi in Italia è bassa rispetto ad altre località europee, con una media di due notti a città, perché questo target di turisti preferisce spostarsi nel Vecchio continente piuttosto che concentrarsi su un singolo Paese. Le previsioni per l’Italia sono comunque positive: i primi quattro mercati in termini di crescita sono tutti situati nello Stivale. Il loro apporto all’economia italiana è stato nel 2014 pari a 130 miliardi di dollari (circa 117 miliardi di euro).

Lavorare sull’accoglienza
L’Italia è pronta ad accogliere il grande flusso di visitatori dalla Cina? La risposta è incerta. Ci sono poche guide turistiche che parlano cinese, il materiale informativo su monumenti e luoghi d’interesse scarseggia e manca la traduzione del portale di promozione degli eventi per Expo. Le rotte dirette tra Italia e Cina sono poche, tanto che i cinesi sbarcano in Italia “di rimbalzo” all’interno di viaggi organizzati che cominciano altrove. Una grave lacuna, che non favorisce sinergie tra compagnie aeree e grandi t.o. internazionali. I prezzi degli alberghi sono alti e non dappertutto si possono trovare ambienti “amichevoli” per questi turisti. “Si può fare di più – dichiara Giancarlo Dall’Ara, professore universitario e curatore di ‘Italy China Friendly’ -. C’è ancora una burocrazia che fa rallentare il rilascio dei visti. Si dovrebbe sospendere il visto dalla Cina per i mesi di Expo, come hanno fatto le destinazioni vicine che hanno avuto un boom. Un risultato è già stato ottenuto: posticipare l’entrata in vigore dell’obbligo delle impronte digitali per i visti da alcuni Paesi, tra cui la Cina”.

Fonte: http://www.guidaviaggi.it/

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